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Dialoghi sulla bellezza (VI)

liberamente tratti dal saggio 

Le vie della bellezza

di Vito Mancuso

 

 

DIALOGO VI: DOLORE

– Una volta le persone ballavano in due. Abbracciati.

– E per non inciampare servono ritmo, regole, armonia.

– Io so ballare solo da solo.

– Quando si usava la parola armonia era perché il mondo aveva un centro.

– All’armonia occorre l’idea di un centro. Allora tutto si mette in ordine.

– Oggi, che sia la musica o l’arte o i rapporti umani, tutto è in disordine.

– Perché il mondo non ha più un solo centro.

– Quando si usava la parola armonia ci si illudeva.

– Se in natura ci fosse solo questo movimento aggregativo dell’armonia, il mondo sarebbe molto diverso da come è. E invece c’è anche il movimento opposto, della disarmonia, e tutto diventa crudele, come è.

– Bisogna ritornare all’armonia. Solo così ci si sal…

– …Smettila . L’universo è un caos.

– E il caos porterà alla distruzione del sistema solare, una distruzione che servirà per generare altre stelle, ancora più belle. Basta non pensare solo a se stessi, eh.

– Armonia. Armonia! Costa troppo! Quanto costa la nostra armonia di fronte al dolore, a chi soffre?

– Non so come obiettare. C’è un carico di dolore, di bruttezza umana, che rimane inspiegabile e inaccettabile. – Lo vedo anche io. E tutte le politiche e le religioni che lo giustificano fanno pena, ancora più pena, aggravano la pena di chi soffre.

– Pavel Florenskj è un filosofo russo, studioso di Dio, e scrisse a suo figlio dal campo di concentramento in cui si trovava incarcerato. Due anni più tardi sarebbe stato assassinato e gettato in una fossa comune. Ma lui scrive: “la visione della vita dell’antichità è di un ottimismo tragico. La vita non è affatto una festa e un divertimento continui; nella vita ci sono molte cose mostruose e malvagie, tristi e sporche. Ma mentre ti rendi conto di tutto questo, devo avere davanti a te e dentro, nel sguardo interiore, l’armonia, e devi cercare di realizzarla”.

– È un ordine. 

– La bellezza può sconfiggere tutto l’assurdo che incombe su di noi?

– Se vuoi credere a Dostoevskij, che dice che “la bellezza salverà il mondo”, sì.

– Beh, lo fa dire a un suo personaggio, il principe Miskin che, quando lo dice, tutti gli altri, più scaltri, gli danno dell’“Idiota”.

– E poi gli chiedono “Quale bellezza salverà il mondo”?

– L’idiota risponde: “La bellezza che l’ha fatto, e che lo fa ogni minuto”. Non vedi?

– Questo idiota si vede che è pronto a fare i conti con il male e l’ingiustizia.

– Ora ognuno scelga il male e il dolore di fronte a cui sostare. Può essere il disfacimento fisico dei corpi, la corruzione delle menti, le malattie innumerevoli, le ingiustizie sociali, le miserie economiche, gli squallori morali, la violenza, l’indifferenza, l’odio.

– Può essere la storia che ci ha portato fin qui macinando interi popoli dentro al suo tritacarne.

– Può essere anche solo la mia vita, che mi sfinisce

– E poi finisce.

– Eppure io la vedo in giro la bellezza semplice che viene dall’esserci, muoversi, respirare.

– Certo. E tutto incerto.

– Di sicuro c’è che da 4 miliardi di anni sulla Terra c’è la vita, una cosa complicatissima anche solo come fenomeno chimico. Eppure si è sviluppata, da vita biologica a sentimento, a intelligenza, a libertà. 

Dovremmo festeggiare!

– Cosa? La contraddizione, che più sento la bellezza della vita e più sento il dolore per l’ingiustizia che la vita contiene.

– Se non fosse così bello, il mondo potrebbe tranquillamente permettersi di essere orribile, e i conti tornerebbero.

– Il mondo però è bello. Anche solo per la luce.

– Sembra innaturale mettere insieme la sofferenza e la bellezza. Ma invece credo sia esatto.

– È il dolce naufragare di Leopardi, della sua mente di fronte all’infinito. “L’infinito” è una poesia che Leopardi scrisse 200 anni fa esatti, nel 1819. Dolce naufragare in questo mare.

– Siamo fatti per qualcosa a cui mai potremo arrivare.

(…)

 

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