bluebird,  laboratorio teatrale,  salvemini

Nota di regia

Preambolo. Gli antichi univano in un unico pensiero (e comportamento) la bellezza e la bontà. Kalòs kai agathòs. La bellezza è la ricompensa per chi è buono, giusto. La ricerca della felicità non può prescindere da questo principio di virtù.

Problema. So guardare? Dico, fuori da me. So riconoscere e distinguere ciò che ho di fronte? So riconoscerne la bellezza? Ah, se lo sapessi fare! Spesso invece mi trovo in difficoltà di fronte al semplice compito di una descrizione. Perché descrivere vuol dire tirare fuori – da una cosa, da un momento – parole “proprie” – cioè parole esatte e parole personali, rese sotto giuramento. Ah, se lo sapessi fare! Ma poi le parole, anche queste che scrivo ora, sono solo l’inizio di una descrizione. Per descrivere bene, davvero, non mi basterà vedere e dire. Dovrò muovermi: avvicinarmi, toccare, perfino assaggiare, scavare, entrare dentro, guardare dentro: comprendere, che vuol dire “prendere con me”. Anche l’oggetto che al tatto risultasse ruvido, al gusto amaro, all’udito muto, tutto chiuso, e alla vista distante, oscuro. Mi avvicino e lo prendo con me. È questo il bello. Sono io che rendo bello il mondo, avvicinandomi. Ora sì che la descrizione è vera. Sennò le mie sono solo parole, chiacchiere.

Esercizio. Bluebird è un esercizio di descrizione e comprensione di un oggetto non comune. Un film muto del 1918. Il bello non è tanto nell’oggetto in sé (per quanto si tratti di uno straordinario cinema delle origini tratto da una fiaba scritta dal premio Nobel 1911 per la letteratura), quanto nell’atto dell’avvicinarci – e nelle sue conseguenze: nella nostra visione condivisa. Sono mesi che lo guardiamo, Bluebird, e ora ve lo descriviamo.

Metodo. Ci è voluto tempo. Abbiamo investito ciò che abbiamo di più prezioso, il nostro tempo, per arrivare alle giuste parole, scavare una miniera. Ora abbiamo una miniera di parole come pietre preziose. Chi investe la cosa più preziosa che ha, viene ripagato sempre. E come sono queste parole preziose come pietre? Minutissime e trasparenti. Eccole. Non sono appariscenti. Diventano inestimabili solo quando la luce del tuo sguardo le tocca in un certo modo. È dal punto da cui guardi che dipendono la bellezza e il valore di ogni cosa. Se è un punto di vista troppo distante, non vedrai niente. Se ti avvicini e le tocchi invece, le senti tra i polpastrelli: pungono. La bellezza la riconoscerai perché ti punge.

Maurice Maeterlinck. Si prendeva il tempo per osservare i fiori; descriverli, e così prendere parte a “L’intelligenza dei fiori” (1907). I formicai e gli alveari; descriverli, e così prendere parte a “La vita delle api” (1901) e “La vita delle formiche” (1930). Il cielo; descriverlo, e così prendere parte a “La fantasmagoria dell’universo” (1928). Un volo d’uccelli; descriverlo, e così prendere parte a “L’uccellino blu” (1909), che dà la felicità. Che non puoi tenerlo in gabbia, tutto solo per te. Per essere felice ti basterà sapere che c’è.

 

dedica agli attori

il bello di una fiabail bello di un film mutoil bello di un simposio di filosofia sincronizzatoil bello di star stretti tutti insiemedentro il tempodentro il testoil bello blu Modugnonella...

Dialoghi sulla bellezza

liberamente tratti dal saggio  Le vie della bellezza di Vito Mancuso   Prologo: LA NATURA – Le onde alte. – Il vento forte. – Il fuoco che sale. – Il...

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